
Era nato sotto il Segno dell’Acquario nel 1443: un uomo bruno ed aitante, ruvido ed imperioso, le labbra sdegnose e gli occhi di un bruno pallido che sembravano vedere ben oltre le circostanze del presente. Fu praticamente padrone di Bologna per oltre quarant’anni: benché ufficialmente la città fosse governata da un Senato formato dalle famiglie più importanti, Giovanni II° comandò in modo assolutistico come se fosse una sua signoria.
Era un uomo raffinato, amante della cultura e dell’arte, ma anche ottimo statista e condottiero: neppure Cesare Borgia riuscì a sconfiggerlo. Ci riuscì solo Giulio II°, il papa di Michelangelo. Aveva sangue Visconteo nelle vene, e sposò una Sforza da cui ebbe ben sedici figli. Non a caso, quindi, decise di lasciarsi esiliare a Milano, dove morì, ed è sepolto nel Monastero Maggiore.
Fra le leggende che lo riguardano vi è quella della cotoletta alla bolognese che si dice fu inventata per lui o, per lo meno, per le cene che si tenevano nel suo palazzo.
Pranzi e cene di rara bontà, a quanto sembra, se Messer Giovanni, in vecchiaia, sviluppò una poco contenibile tendenza a metter su chili. Nel tempo, la cotoletta alla bolognese ha subito modifiche del tutto sostanziali divenendo poi con prosciutto e formaggio (generalmente fontina) fuso. E’ una variazione dettata dall’economicità da dare al piatto, per renderlo alla portata di tutti. Però, a onor del vero, ecco la ricetta originale :
“SPESSA FETTA DI CARNE DI GIOVANE VITELLA.
INTRISI IN ESSA SIENO, TRA OVA E CACIO E SPEZIE, TARTUFI IMPASTATI “
Occorrente:
CARNE DI VITELLO TAGLIATA A FETTE SPESSE UN DITO
2 UOVA
SALE, NOCE MOSCATA,
PARMIGIANO, PANGRATTATO abbondante
1 PALLINA DI TARTUFO (nero) DA gr.30
Prendere la pallina di tartufo, tagliarne una metà che affetterete sottilmente e poi sminuzzerete con la mezzaluna. A parte, rompete in una terrina le 2 uova e aggiungete una presa di sale e di noce moscata, battetele energicamente per alcuni minuti, aggiungendo poi 4 cucchiai da tavola di parmigiano grattato, continuando a lavorare le uova . Dopo 2 minuti aggiungete il tartufo sminuzzato e mescolate bene: prendete le fettine di vitello, infarinatele, bagnarle nell’uovo e poi nel pangrattato. Mettete a fuoco sostenuto una padella capiente con 1 dito di olio e 2 cucchiai grandi di lardo (o strutto) :portate a ebollizione, abbassate la fiamma ed iniziate la frittura. Ben dorate che siano, lasciatele un poco ad asciugare sulla carta apposita, disponetele poi su un piatto di portata e affettate su ognuna l’altra metà del tartufo nero rimasto. Servite subito ben caldo.
Sarà antistorico, ma io le accompagno a patatine arrosto e vino rosso frizzante!
Giovanna Motta
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