Da qualche tempo abbiamo riscoperto i “sapori poveri”. Perciò assistiamo alla riesumazione ed alla rivalutazione di sostanze delle quali ci eravamo dimenticati : frutti antichi, legumi particolari, bottarga, nero di seppia/calamaro, ecc… Per cui essi diventano, all’improvviso, carissimi, ricercati e “in”.
Se prima, pulendo seppie e calamari, gettavamo schifati la “sacca” del loro nero, oggi si va persino a cercarlo negli scaffali dei sapermercati per improvvisati risotti con gli amici. E lo si paga caro. Leggi il resto »


Ricchezza e fame atavica: da questo binomio inscindibile nasce una cucina che sposa la pizza, miracolo alimentare d’umili origini, ai piatti elaborati, degni discendenti di quelli preparati dai cuochi francesi del ‘700. Napoli è anche la città della grande tradizione borghese e aristocratica, orgogliosa del suo passato di capitale e attenta anche alle umili lezioni che arrivano dai bassi di Spaccanapoli, sino a fondere nella sua gastronomia un insieme di esperienze suntuose e povere, capaci di raccontare, sedendo a tavola, i trascorsi di tutto un territorio. E, a proposito proprio di tradizione napoletana, parliamo ora di Vincenzo Corrado, autore del “Cuoco galante”, libro settecentesco da cui prendiamo la ricetta di un’ottima salsa alla giardiniera. 
















