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	<title>Pronto in tavola</title>
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	<description>La ricetta è servita</description>
	<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 08:19:14 +0000</pubDate>
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		<title>La &#8220;panissa&#8221; di ceci ligure</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 07:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I sapori delle regioni]]></category>

		<category><![CDATA[ceci]]></category>

		<category><![CDATA[cucina tradizionale]]></category>

		<category><![CDATA[liguria]]></category>

		<category><![CDATA[panissa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;ma tornemmo all&#8217;argumento
    che ro Coego fa camin!
        (anonimo,1791)
Come spesso accade nella cucina tradizionale delle località che s&#8217;affacciano sul mare, anche in Liguria si faceva cucina con poco, e con ciò che capitava sottomano: se si doveva acquistare qualcosa, lo si faceva con &#8220;aristocratica parsimonia&#8221; (così scrive uno scrittore ligure, Giuseppe Marcenaro), contando con cura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8230;ma tornemmo all&#8217;argumento<br />
    che ro Coego fa camin!<br />
</em>        (anonimo,1791)</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2773" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/blog5.jpg" alt="" />Come spesso accade nella cucina tradizionale delle località che s&#8217;affacciano sul mare, anche in <strong>Liguria</strong> si faceva <strong>cucina con poco</strong>, e con ciò che capitava sottomano: se si doveva acquistare qualcosa, lo si faceva con &#8220;aristocratica parsimonia&#8221; (così scrive uno scrittore ligure, Giuseppe Marcenaro), contando con cura il numero e la quantità delle porzioni. La cucina ligure, lungi dall&#8217;essere autoctona, risente delle influenze di regioni vicine e dei traffici con le antiche colonie della Repubblica di Genova.</p>
<p><strong>Della tradizione ligure noi vi proponiamo la &#8220;panissa&#8221; di ceci&#8230;</strong><span id="more-2771"></span> </p>
<p>Difficile è affermare che i piatti sono tipicamente e autenticamente genovesi o liguri, salvo alcuni casi in cui alcuni degli ingredienti (ben identificabili con la terra ligure) non diano la sensazione che il piatto è stato creato &#8220;in luogo&#8221;. Ma è difficile: semmai bisogna ricercarla nella povertà di alcuni specifici piatti o nell&#8217;assurda, in contrasto, ricchezza di alcuni altri. Il cibo dei Liguri è come il loro carattere: di grande semplicità, con pochi elementi e molto lavorati per trarne il meglio. Ed è questa della pazienza in cucina una delle caratteristiche peculiari che, più di ogni altro elemento, fa ritrovare una caratterizzazione &#8220;ligure&#8221; nella maniera di confezionare le vivande&#8230; con quelle varianti tipiche di una cucina povera che utilizza le cose del posto dove sono preparate, e fa sì che molti piatti appaiano diversi fra il Levante ed il Ponente.</p>
<p>Unico comun denominatore, l&#8217;olio d&#8217;oliva. E&#8217; comune a tutta la regione, questo antico albero. Diversi sono persino i pesci, da luogo a luogo, ma una matrice accomuna tutto: fare con pazienza per ottenere il migliore dei risultati.</p>
<p><strong>LA PANISSA LIGURE : FARINA DI CECI E SALE<br />
</strong>E&#8217; un piatto comune alle coste che s&#8217;affacciano sul Mediterraneo, ma che diviene superbo se condito con l&#8217;olio ligure, leggero, saporito ma delicato. Risale veramente alla notte dei tempi e, per secoli, è stato il piatto forte nei pasti più poveri; purchè mescolata con pazienza (per non far attaccare il tutto al fondo della pentola), aiutava a sfamarsi con poca spesa. La preparazione? E&#8217; di una semplicità disarmante.</p>
<p>Far intiepidire in una pentola un litro d&#8217;acqua salata: ritirarla dal fuoco e stemperarvi a poco a poco, mescolando sempre, della farina di ceci. Quando è ben amalgamata, riporre la pentola sul fuoco e far cuocere a fuoco medio per circa 45 minuti, mescolando in continuazione.</p>
<p>Può essere consumata sia calda che fredda, e condita con olio, limone e pepe (io preferisco quello verde). Versate la panissa in piatti fondi e lasciatela raffreddare: è ottima sia condita che tagliata a dadi e posta a rosolare (in olio, ovviamente!) con abbondante cipolla ben sminuzzata. E&#8217; ottima anche tagliata a striscie e fritta.</p>
<p>Un&#8217;avvertenza tutta ligure, saggiamente risparmiosa: le dosi di farina variano secondo l&#8217;uso.<br />
Per cui, se la gustate a caldo, per 4 persone ne basteranno 275 grammi: se fredda ce ne vorranno &#8220;ben&#8221; 300!</p>
<p><em>Giovanna  Motta</em></p>
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		<title>Ecco il budino di fagiolini verdi per i non-amanti della verdura</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 08:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pronto in tavola]]></category>

		<category><![CDATA[budino]]></category>

		<category><![CDATA[fagiolini]]></category>

		<category><![CDATA[ricetta]]></category>

		<category><![CDATA[verdura]]></category>

		<category><![CDATA[verdure]]></category>

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		<description><![CDATA[Inutile provarci a convincerli: moltissimi non amano consumare verdure, nonostante siano a conoscenza che, nel farlo, mettono a repentaglio la propria salute. Primi fra tutti i bambini che, istintivamente, amano solamente alcuni frutti particolarmente golori (fragole,banane, mirtilli,ecc&#8230;) ma diventano riottosi se sono obbligati a mangiare un minestrone di verdura o un&#8217;insalata.
E allora? Beh, noi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2831" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/cake.jpg" alt="" width="301" height="194" />Inutile provarci a convincerli: moltissimi non amano consumare verdure, nonostante siano a conoscenza che, nel farlo, mettono a repentaglio la propria salute. Primi fra tutti i bambini che, istintivamente, amano solamente alcuni frutti particolarmente golori (fragole,banane, mirtilli,ecc&#8230;) ma diventano riottosi se sono obbligati a mangiare un minestrone di verdura o un&#8217;insalata.</p>
<p>E allora? Beh, noi di Pronto In Tavola facciamo il&#8230;.budino!</p>
<p><span id="more-2827"></span></p>
<p>Chi è fortunato e vive in campagna fin da piccolo va a rubare nell&#8217;orto (proprio o altrui): era un&#8217;emozione &#8220;proibita&#8221; prendere i fagiolini, quelli tenerissimi, e mangiarmeli con gusto, o salire sull&#8217;albero a cogliere le pesche.</p>
<p>Oggi non rubo più, ovviamente, ma l&#8217;amore per i vegetali mi è rimasto, e per tutta quella branca della gastronomia che li utilizza per grande gioia del palato. E se c&#8217;è qualcuno a cui non piacciono, mi sbizzarrisco in piatti come questo :</p>
<p><strong>BUDINO DI FAGIOLINI</strong></p>
<p>PER 4 PERSONE:<br />
gr.500 di fagiolini puliti<br />
gr.40 di burro<br />
2 uova<br />
gr.250 di besciamella già pronta<br />
2 cucchiai abbondanti di parmigiano grattugiato<br />
noce moscata, sale, pepe, farina q.b.</p>
<p>Spuntate e lavate i fagiolini e fateli cuocere in abbondante acqua bollente salata a pentola scoperta: scolateli, bagnateli con acqua fredda e riduceteli in purea. Insaporite la purea col burro a fuoco bassissimo, continuando a mescolare: spegnete e lasciate raffreddare. Unite poi 2 tuorli d&#8217;uovo, il parmigiano, la noce moscata,il sale ed il pepe: unite la besciamella e gli albumi montati a neve.<br />
Imburrate e infarinate uno stampo da budino (quello col buco in mezzo), infornate a calore medio fino a che si sarà rassodato.</p>
<p>Potete servirlo come &#8220;contorno&#8221; ad un piatto di formaggi misti oppure da solo, guarnendolo con riso pilaf bollito e pistacchi.</p>
<p>Giovanna Motta</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I calamari fritti di Messer Alvise</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cucina storica]]></category>

		<category><![CDATA[CALAMARI]]></category>

		<category><![CDATA[fritto]]></category>

		<category><![CDATA[ricetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche tempo abbiamo riscoperto i &#8220;sapori poveri&#8221;. Perciò assistiamo alla riesumazione ed alla rivalutazione di sostanze delle quali ci eravamo dimenticati : frutti antichi, legumi particolari, bottarga, nero di seppia/calamaro, ecc&#8230; Per cui essi diventano, all&#8217;improvviso, carissimi, ricercati e &#8220;in&#8221;.
Se prima, pulendo seppie e calamari, gettavamo schifati la &#8220;sacca&#8221; del loro nero, oggi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2753" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/calamari.jpg" alt="" width="222" height="188" />Da qualche tempo abbiamo riscoperto i &#8220;sapori poveri&#8221;. Perciò assistiamo alla riesumazione ed alla rivalutazione di sostanze delle quali ci eravamo dimenticati : frutti antichi, legumi particolari, bottarga, nero di seppia/calamaro, ecc&#8230; Per cui essi diventano, all&#8217;improvviso, carissimi, ricercati e &#8220;in&#8221;.</p>
<p>Se prima, pulendo seppie e calamari, gettavamo schifati la &#8220;sacca&#8221; del loro nero, oggi si va persino a cercarlo negli scaffali dei sapermercati per improvvisati risotti con gli amici. E lo si paga caro.<span id="more-2747"></span></p>
<p>La cosiddetta crisi, però, ci impone di usare le derrate alimentari con maggior rispetto e nutrirci in modo più sano, più &#8220;meditato&#8221;. Senza rinunciare al gusto,speriamo!<br />
C&#8217;era già chi ci pensava alla metà del &#8216;300 : io l&#8217;ho battezzato &#8220;messer Alvise&#8221;, anche perchè non si conosce la sua identità. E&#8217; noto ai gastronomi come &#8220;Anonimo Veneto&#8221; e le sue preparazioni sono davvero geniali,come i</p>
<p><strong>CALAMARI FRITTI COL SAVOR DEL SUO NERO</strong></p>
<p>PER 4 PERSONE:<br />
Kg.1 di calamari grossi (1 o 2) e freschissimi<br />
2 bicchieri di vino bianco secco<br />
1 cucchiaio di succo di limone ed 1 di aceto bianco<br />
Gr.150 di mandorle spellate, tritate e abbrustolite<br />
1 grossa fetta di pane secco, abbrustolito e polverizzato<br />
1 pizzico di chiodi di garofano<br />
1 cucchiaino di zenzero ed 1 di cannella in polvere<br />
Olio e sale q.b.<br />
Hg.2 circa di farina 00<br />
Olio per friggere q.b.</p>
<p>Lavate bene i calamari :rompete la sacca del nero in una pentola, poi aggiungete il vino bianco, l&#8217;aceto ed il limone.<br />
Tagliate quindi i calamari a rondelle, infarinateli e friggeteli in abbondante olio : teneteli da parte in caldo.<br />
Prendete il mix liquido e stemperatevi le mandorle, il pane abbrustolito, le spezie e ponetelo su fuoco minimo lasciandovelo addensare. Aggiustate di sale e mettete la crema ottenuta in una salsiera : portate il calamaro in tavola accompagnato dal suo &#8221; savor &#8220;.</p>
<p>Giovanna Motta</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ed ora c&#8217;è pure il gelato gay</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità e notizie]]></category>

		<category><![CDATA[america]]></category>

		<category><![CDATA[gay]]></category>

		<category><![CDATA[gelato]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il marketing strizza sempre più l&#8217;occhio al mondo gay, la tendenza è evidente soprattutto in America. E proprio dagli States arriva la notizia: è stata creata una linea di gelati per coppie omosessuali. L&#8217;idea è venuta al marchio a stelle e strisce Ben &#38; Jerry (oggi controllato dalla multinazionale Unilever) che per festeggiare l&#8217;approvazione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2849" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/03/blog.jpg" alt="" /></p>
<p>Il marketing strizza sempre più l&#8217;occhio al mondo gay, la tendenza è evidente soprattutto in America. E proprio dagli States arriva la notizia: è stata creata una linea di gelati per coppie omosessuali. L&#8217;idea è venuta al marchio a stelle e strisce <strong>Ben &amp; Jerry</strong> (oggi controllato dalla multinazionale <strong>Unilever</strong>) che per festeggiare l&#8217;approvazione della legge sulle unioni gay nello stato del Vermont ha messo in commercio <strong>confezioni formato famiglia di gelato con l&#8217;etichetta &#8220;Hubby Hubby&#8221;, che vuol dire &#8220;marito marito&#8221;</strong>. Messaggio chiaro e diretto. Un secchiello di gelato per due lui. <span id="more-2847"></span></p>
<p>Nello specifico nella confezione da casa Hubby Hubby c&#8217;è un mix di gelato alla vaniglia, biscotti sbriciolati e burro di noccioline. E le vendite? Un successone. Il prodotto è andato già a ruba. Per la gioia degli uomini del marketing della Ben &amp; Jerry. Che non sono nuovi a trovate particolarmente ad effetto come questa.</p>
<p>Già durante le elezioni presidenziali americane, quelle che hanno portato alla Casa Bianca Barack Obama, si erano messi in evidenza portando sugli scaffali dei supermercati un gelato gusto &#8220;Butter Pecan&#8221; ribattezzato per l&#8217;occasione &#8220;Yes Pecan!&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E per la Festa della Donna? La torta Mimosa, naturalmente!</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pronto in tavola]]></category>

		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>

		<category><![CDATA[festa delle donne]]></category>

		<category><![CDATA[ricetta]]></category>

		<category><![CDATA[torta mimosa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da oltre un secolo lottano per essere considerate e remunerate come lo è la controparte maschile, perchè venga loro riconosciuto anche il pesante lavoro che svolgono fra le pareti domestiche, perchè essere donna non sìa sempre e solo essere considerate, e compatite, come &#8220;il sesso debole&#8221;.
Noi di PRONTO IN TAVOLA abbiamo una grande considerazione, un grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2855" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/03/torta_mimosa500.jpg" alt="" width="500" height="253" /></p>
<p>Da oltre un secolo lottano per essere considerate e remunerate come lo è la controparte maschile, perchè venga loro riconosciuto anche il pesante lavoro che svolgono fra le pareti domestiche, perchè essere donna non sìa sempre e solo essere considerate, e compatite, come &#8220;il sesso debole&#8221;.</p>
<p>Noi di PRONTO IN TAVOLA abbiamo una grande considerazione, un grande affetto per tutte le donne del mondo: le stringiamo in un abbraccio ideale! E, poichè per molti è una golosità, e prende il nome dal fiore dell&#8217;8 Marzo, ecco la ricetta della <strong>TORTA MIMOSA</strong>.<span id="more-2851"></span></p>
<p>La mimosa è divenuta il simbolo della Festa della Donna (in Italia) nel 1946, quando le iscritte all&#8217;UDI (Unione Donne Italiane) prepararono la prima FESTA del dopoguerra. Decisero di dare un tocco floreale, un tocco di colore all&#8217;evento che si collocava nei primi giorni di un marzo piovoso, carico di ricordi di un passato ancora troppo vicino e di tutti i problemi della ricostruzione.<br />
Scelsero la mimosa: fiorisce a marzo ed è a buon mercato.<br />
La torta mimosa nacque allora: non potendo usare il fiore che è velenoso, i pasticceri cercarono di ricrearne aspetto e colore: ecco come si fa.<br />
La TORTA MIMOSA è un dolce fatto con pan di Spagna, bagnato con uno sciroppo o un liquore dolce, farcito di crema pasticcera (con o senza panna montata) e/o marmellata, e cosparso in superficie con pezzetti di pan di Spagna . La farcitura è molto varia e dipende dai gusti di chi la prepara: a volte frutta fresca e volte sciroppata, a volte si cambia il liquore col quale viene umettata, a volte si aggiunge un poco di zenzero/curcuma per &#8220;caricarne&#8221; il colore giallo: ma tutte hanno pan di Spagna in superficie, a creare l&#8217;effetto mimosa.</p>
<p>TORTA MIMOSA (per 8 porzioni)</p>
<p>Per il pan di Spagna:<br />
gr.80 di farina<br />
gr.200 di zucchero<br />
gr.80 di fecola di patate<br />
6 uova</p>
<p>Per la crema pasticcera:<br />
Mezzo litro di latte<br />
4 tuorli<br />
gr.100 di zucchero<br />
gr.20 di farina<br />
Scorza di limone e cannella in polvere</p>
<p>per la Panna Montata:<br />
250 ml. di panna da montare (anche vegetale,se si vuole)<br />
gr.50 di zucchero a velo</p>
<p>Rhum o liquore all&#8217;arancia, o maraschino,<br />
o sciroppo di frutta per bagnare il pan di Spagna<br />
1 teglia per torta (DIAMETRO CIRCA CM.25)</p>
<p>PREPARAZIONE</p>
<p>Per il pan di Spagna: montate le uova intere con lo zucchero per circa 10 minuti. A composto ben fermo<br />
aggiungete le farine e mescolare delicatamente con la frusta: cuocere per circa mezz&#8217;ora a 180°.<br />
Toglietela dallo stampo e lasciatela raffreddare: capovolgete la torta, tagliatela alla base a circa un centimetro, e tenete da parte.Servirà come &#8220;coperchio&#8221; per la torta.<br />
Scavate il pan di Spagna e ricavatene i ciuffetti che serviranno alla copertura: la parte cava che resta andrà farcita.</p>
<p>Per la Crema Pasticcera: fate bollire il latte con cannella e buccia di limone. Lasciatelo intiepidire, poi aggiungete i tuorli, lo zucchero e la farina: cuocete a fuoco basso sempre ben mescolando finchè non si addensa. Mettete da parte per far raffreddare.</p>
<p>Per la Panna Montata: sarebbe opportuno mettere nel congelatore la ciotola e le fruste dello sbattitore, e tenerveli per circa 15 minuti. Versarci poi la panna (fredda di frigorifero) e azionare lo sbattitore per circa un minuto e mezzo; aggiungere lo zucchero a velo e montarla completamente a neve dura.</p>
<p>ASSEMBLAGGIO DEL DOLCE VERO E PROPRIO<br />
Incorporare panna e crema fredda: inumidire il pan di Spagna col liquore prescelto ( o col Rhum, come in ricetta) e farcire il vuoto con la crema. Appoggiatevi il coperchio capovolto e coprirlo con la crema avanzata spargendola uniformemente: serve a livellare le possibili imperfezioni di cottura e farà da &#8220;collante&#8221; per la guarnizione.<br />
Prendete quindi le briciole estratte dallo &#8220;scavo&#8221; e spargetele su tutta la superficie della torta, che avrà così l&#8217;apparenza di un soffice fiore di mimosa.<br />
Se piace, accompagnatela con vinello dolce e frizzante.</p>
<p>GIOVANNA  MOTTA</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La braciola di maiale &#8220;barbarica&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cucina storica]]></category>

		<category><![CDATA[carne di maiale]]></category>

		<category><![CDATA[longobardi]]></category>

		<category><![CDATA[ricetta]]></category>

		<category><![CDATA[vino cotto]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi l&#8217;ha detto che erano incolti, senza gusto, un po&#8217; burini, sporchi e che mangiavano male? Luoghi comuni, sfatate dalle opere d&#8217;arte e da tutto il resto che ci è stato lasciato. Erano anche buongustai, innamorati della cucina di Roma imperiale e della salsa di pesce, il &#8220;garum&#8221;. Siccome non cucinavano in modo &#8220;barbaro&#8221;, eccovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2833" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/blog13.jpg" alt="" /></p>
<p>Chi l&#8217;ha detto che erano incolti, senza gusto, un po&#8217; burini, sporchi e che mangiavano male? Luoghi comuni, sfatate dalle opere d&#8217;arte e da tutto il resto che ci è stato lasciato. Erano anche buongustai, innamorati della cucina di Roma imperiale e della salsa di pesce, il &#8220;garum&#8221;. Siccome non cucinavano in modo &#8220;barbaro&#8221;, eccovi una &#8220;barbarica&#8221; braciola di maiale!<span id="more-2829"></span></p>
<p>Immaginate lo Scrittorio di un monastero,nascosto fra le colline del Piacentino: i frati, in silenzio, ricopiano su pergamena i testi fatiscenti o rovinati dall&#8217;uso che rischiano di andare perduti. Uno solo di essi ha l&#8217;aria ìlare di chi si sta divertendo: sta scrivendo un testo di cucina per il confratello cuoco.</p>
<p>E&#8217; un ricettario che risale a 150 anni prima, è stato scritto in latino da un nobile di Ravenna, il Goto Vinjidaharis: in latino Vinidarius (si sa, noblesse oblige!). Tutti, in quel convento, sono di stirpe longobarda ma quelle ricette sono davvero buone anche se non sono &#8220;di casa&#8221;.</p>
<p>Sopratutto la n°21, il <strong>MAIALINO AL VINCOTTO:</strong></p>
<p><em>&#8220;Prendi il maialino, acconcialo e mettilo a cuocere in olio e garum. Mentre cuoce, trita pepe, ruta ed una bacca d&#8217;alloro, garum, passito o vino cotto e vino vecchio. Mescola tutto insieme e versa nella pentola di rame: sistemaci il maialino e fagli terminare la cottura nella salsa.Quando lo levi dal fuoco, lega la salso con l&#8217;amido, versa nella salsiera e servi&#8221;.</em></p>
<p>Questo è il testo originale: però, più che un vero e proprio maialino intero, io propendo per un taglio di maiale senz&#8217;osso (tipo coppa), anche se costine o braciole sono altrettanto buone.</p>
<p><em>Se non potete cimentarvi a preparare il garum, potete sempre usare la pasta d&#8217;acciughe o, meglio ancora, le acciughe fresche, pulite e ridotte a purea con u n poco di sale ed olio d&#8217;oliva di frantoio.</em></p>
<p>Prendete la pentola e fatevi rosolare, a fuoco basso, il pezzo di carne in olio d&#8217;oliva e garum (o purea d&#8217;acciughe) per una decina di minuti. Nel frattempo create il fondo di cottura come detto in ricetta: prendete il tritatutto e buttateci il pepe, la bacca di lauro, la ruta (se non c&#8217;è fresca, usate pure quella secca, in dose più generosa), vinocotto e vino rosso d&#8217;annata.<br />
L&#8217;uso del vinocotto propende per una localizzazione diversa dal nord-Italia : ad istinto, definirei questa ricetta &#8220;umbro-marchigiana&#8221;.</p>
<p>Mescolare accuratamente ed assaggiare: controllate sempre il sapore, poi versate la salsa nella pentola e, sempre a fuoco basso, terminate la cottura, aggiungendo vincotto se il fondo s&#8217;asciuga.<br />
Prima di servire, riscaldate il tutto.</p>
<p>Porzionate l&#8217;arrosto su un piatto di portata, irroratelo con la sua salsa ristretta con un poco d&#8217;amido di frumento (se serve) e portate subito in tavola, accompagnandolo con lo stesso vino rosso usato per la preparazione.</p>
<p>Se non avete a disposizione l&#8217;amido di frumento, restringete il sugo con mollica di pane/farina 00 : è meglio che ricorrere ad amidi non pertinenti (mais!) o alla fecola di patate.</p>
<p><em>GIOVANNA MOTTA    </em></p>
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		<title>Pronto in Tavola, il blog Tgcom più letto a febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 09:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Attualità e notizie]]></category>

		<category><![CDATA[Pronto in tavola]]></category>

		<category><![CDATA[blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio così, questo dicono i dati di traffico relativi al mese che ci siamo da poco lasciati alle spalle (cliccare qui per leggere il relativo post su Techblog con dettaglio e numeri): il nostro Pronto in Tavola è stato il blog più letto di tutto il network 2.0 di Tgcom. Un risultato che ci fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2845" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/03/coppa_prontointavola.jpg" alt="" width="200" height="210" />Proprio così, questo dicono i dati di traffico relativi al mese che ci siamo da poco lasciati alle spalle (<a href="http://techblog.tgcom.it/wpmu/2010/03/01/a-febbraio-nuovo-record-per-tgcom/">cliccare qui per leggere il relativo post su Techblog con dettaglio e numeri</a>): il nostro Pronto in Tavola è stato il blog più letto di tutto il network 2.0 di Tgcom. Un risultato che ci fa molto felici. E&#8217; bello sapere che quello che ogni giorno scriviamo con tanta passione è effettivamente gradito. <strong>Un ENORME</strong> <strong>GRAZIE a tutti voi</strong> che leggete questo blog quotidianamente! Cercheremo di continuare a darvi notizie e ricette interessanti. Tutti i vostri commenti ai vari post sono ovviamente preziosi per noi. Ed ora tutti di nuovo in cucina <img src='http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /></p>
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		<title>Le vostre ricette: le tagliatelle dolci</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 08:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pronto in tavola]]></category>

		<category><![CDATA[dessert]]></category>

		<category><![CDATA[dolci]]></category>

		<category><![CDATA[tagliatelle]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre un piacere ricevere un riscontro dai nostri lettori, perché questo ci fa capire quanto il blog di Pronto in Tavola sia seguito ed apprezzato. Ed è quindi per noi un vero piacere pubblicare le ricette più interessanti che ci arrivano. Come per esempio questa, inusuale, delle tagliatelle in versione &#8220;dessert&#8221; di Teresa Capucci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2835" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/tagliatelle_dolci.gif" alt="" width="250" height="203" />E&#8217; sempre un piacere ricevere un riscontro dai nostri lettori, perché questo ci fa capire quanto il blog di <strong>Pronto in Tavola</strong> sia seguito ed apprezzato. Ed è quindi per noi un vero piacere pubblicare le ricette più interessanti che ci arrivano. Come per esempio questa, inusuale, delle tagliatelle in versione &#8220;dessert&#8221; di <em>Teresa Capucci</em> (che ringraziamo!).  Ecco come si preparano le sue <strong>tagliatelle dolci.</strong><span id="more-2775"></span></p>
<p><strong>Ingredienti per la sfoglia:</strong><br />
400 gr. di farina<br />
1 uovo<br />
¼ di bicchiere di birra<br />
1 noce di burro<br />
latte q.b<br />
sale q.b</p>
<p><strong>Ingredienti per il ripieno:<br />
</strong>zucchero<br />
limone<br />
olio per friggere</p>
<p><strong>Preparazione</strong><br />
Impastare gli ingredienti sulla spianatoia e formarne una palla liscia. Lasciare riposare l’ impasto per almeno mezz’ora (più riposa e più diventeranno croccanti). Tirare una sfoglia molto sottile (con questa quantità di farina io ne faccio due) e cospargerla completamente con il succo di limone prima, e con lo zucchero poi. Arrotolare la sfoglia su sé stessa formando un rotolo. Tagliare il rotolo a tagliatelle dello spessore massimo di 1 centimetro.</p>
<p>In una padella fare bollire abbondante olio ed immergere le tagliatelle orizzontalmente, affinché durante la cottura si aprano. A doratura avvenuta, girarle velocemente e, successivamente, scolarle. Riporle direttamente in un vassoio ed arricchirle di zucchero.</p>
<p>Ps. Sapete preparare un dessert irresistibile? <strong>Mandateci la vostra ricetta &#8220;cult&#8221;!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli amaretti? Macchè Saronno, li hanno inventati gli arabi!</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pronto in tavola 2]]></category>

		<category><![CDATA[amaretto]]></category>

		<category><![CDATA[cucina orientale]]></category>

		<category><![CDATA[gelato]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando cominciammo a commerciare col mondo islamico (prima dell&#8217;anno 1000), una delle cose che ritornammo a scoprire fu l&#8217;uso della mandorla: frutto che si presenta da se, che non ha bisogno di eulogismi o spiegazioni perchè sta alla base di delizie ineffabili che incontriamo tutti i giorni. E che si può anche utilizzare per preparare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2825" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/blog12.jpg" alt="" /></p>
<p>Quando cominciammo a commerciare col mondo islamico (prima dell&#8217;anno 1000), una delle cose che ritornammo a scoprire fu l&#8217;uso della mandorla: frutto che si presenta da se, che non ha bisogno di eulogismi o spiegazioni perchè sta alla base di delizie ineffabili che incontriamo tutti i giorni. E che si può anche utilizzare per preparare UN BUON GELATO !<span id="more-2823"></span></p>
<p>E&#8217; un biscotto a base di pasta di mandorle (quello morbido), fatto con zucchero, mandorle dolci e amare e albume. E&#8217; appunto presente in 2 diverse &#8220;versioni&#8221;: quella tipo &#8220;Saronno&#8221; (croccante e friabile) e quella morbida, tipo Sassello, soffice come marzapane.</p>
<p>Incontrammo il Sig.Amaretto probabilmente nella Sicilia islamica del secolo 9°, ed entrò prestissimo, per farsi gustare, nella cucina di Normanni, Francesi, Spagnoli. Divenne un dolce &#8220;monastico&#8221; per eccellenza e, poichè si conservava a lungo, veniva dato anche ai pellegrini che compivano a piedi lunghi tragitti da un santuario all&#8217;altro: e così viaggiò per tutta l&#8217;Europa, dove è rimasto nella tradizione gastronomica Basca, in quella Francese e della Lorena. In Italia ce n&#8217;è praticamente uno per ogni regione: Liguria (Sassello), Piemonte(Nocciolini/Brut e Bun), Lombardia (Nocciolino di Canzo/Amaretto di Gallarate), Emilia (Amaretto di Modena), Lazio (Amaretti di Fiuggi/Paste Reali di Atina), Toscana (Amaretti/Ricciarelli), Sicilia (Pasti di Mènnula), Sardegna (Amarettos/Suspiros), e via elencando.</p>
<p>Gli usi sono molti, e non solo su base &#8220;dolce&#8221;!<br />
Ecco qui, comunque, un buon dessert a base d&#8217;amaretti: un GELATO in cui l&#8217;assenza di frutta non è un deterrente.</p>
<p><strong>LA RICETTA:</strong></p>
<p>INGREDIENTI PER 4 PERSONE<br />
Gr.75 di amaretti secchi e friabili<br />
3 tuorli<br />
1 pizzico di vaniglina<br />
ml. 250 di latte intero e altrettanto di panna<br />
gr.100 di zucchero<br />
1 bicchierino di rhum ( oppure liquore &#8220;Amaretto&#8221;)</p>
<p>Pestate gli amaretti ed uniteli ai tuorli precedentemente ben sbattuti con lo zucchero: aggiungete il latte, la vaniglina e la panna.<br />
Unite il liquore, mescolate bene e passate il tutto nella gelatiera: lasciatela lavorare per 35 minuti. Togliete il composto ottenuto e lasciatelo nel congelatore per un&#8217;oretta almeno: servitelo col caffè a fine pasto, oppure col liquore che avete utilizzato per prepararlo.</p>
<p>Giovanna Motta</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I tordi alla napoletana</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 08:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pronto in tavola]]></category>

		<category><![CDATA[conserva]]></category>

		<category><![CDATA[quaglia]]></category>

		<category><![CDATA[tordo]]></category>

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		<description><![CDATA[I primi frigoriferi veri e propri arrivarono in Italia negli anni &#8216;50 del secolo scorso : prima di si arrangiava con mobiletti di metallo chiamati &#8220;ghiacciaie&#8221;. Erano grossi e opachi, necessitavano di continue pulizie per garantire un minimo d&#8217;igiene, e bisognava acquistare il ghiaccio ogni due giorni se si voleva poter usufruire il giorno dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2819" src="http://prontointavola.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/blog11.jpg" alt="" />I primi frigoriferi veri e propri arrivarono in Italia negli anni &#8216;50 del secolo scorso : prima di si arrangiava con mobiletti di metallo chiamati &#8220;ghiacciaie&#8221;. Erano grossi e opachi, necessitavano di continue pulizie per garantire un minimo d&#8217;igiene, e bisognava acquistare il ghiaccio ogni due giorni se si voleva poter usufruire il giorno dopo di derrate cotte il giorno prima : altrimenti erano crisi epatiche o intossicazioni. Eppure svolgevano il loro compito egregiamente, anche con alimenti quali pesce e formaggio, notoriamente deperibili e&#8230;.&#8221;odorosi&#8221;!<br />
Ecco una ricetta che comunque non poneva problemi di conservazione, i TORDI ALLA NAPOLETANA<span id="more-2817"></span></p>
<p>Esisteva un vero e proprio culto, una vera e propria scuola delle conserve: purchè si sterilizzassero i vasetti di vetro destinati a questo uso, le conserve erano buone, permettevano un certo risparmio e&#8230;.duravano (purchè riposte in luogo adatto). Certamente non a lungo come i nostri surgelati industriali o congelati casalinghi, ma garantivano di poter utilizzare derrate fuori stagione senza correre troppi rischi. E questo era quello che contava.<br />
Le conserve che vedono come protagonista la selvaggina erano molto diffuse e, in parte, lo sono ancora: oca, capriolo, cinghiale, anitra, lepre sono tutt&#8217;ora oggetto di conserva, sotto forma di ragout o d&#8217;insaccato.<br />
Oggi alcune specie di tordo sono fauna protetta, ma questa preparazione può essere altrettanto gustosa con altri piccoli volatili d&#8217;allevamento. Io utilizzo quaglie o piccioni ed il risultato è comunque ottimo.</p>
<p>E&#8217; un piatto molto saporito, tradizionale della cucina napoletana, che può essere facilmente e sicuramente conservato sottovetro: si tratta di volatili cucinati con olive e aromi.</p>
<p>INGREDIENTI :<br />
7 opp. 8 tordi (o quaglie,o piccioncini) <br />
Gr.50 di olive verdi<br />
2 foglie secche d&#8217;alloro<br />
bacche di ginepro<br />
vino bianco secco e fermo<br />
aceto bianco<br />
timo ( foglie secche)<br />
pepe nero in grani<br />
2 rametti di rosmarino<br />
olio d&#8217;oliva e sale q.b.</p>
<p>Pulite e fiammeggiate i volatili, divideteli a metà levando le interiora, le zampe e le ali e, dopo averli lavati e asciugati, appiattiteli leggermente.<br />
Disponeteli in una casseruola con grani di pepe, rosmarino, ginepro, alloro sbriciolato, timo e sale: irrorate il tutto con il vino bianco e ricoprite interamente con l&#8217;aceto allungato con un poco d&#8217;acqua (se fosse molto forte, l&#8217;acqua dev&#8217;essere circa un terzo della quantità d&#8217;aceto, o poco meno).<br />
Coperchiate e mettete un peso sul coperchio ; fate macerare il tutto in ambiente fresco (frigorifero) per 12 ore. Trascorso tale tempo, togliete coperchio e peso e fate cuocere a fuoco minimo per 15 minuti circa dal momento dell&#8217;ebollizione. Lasciate raffreddare.<br />
Scolate i volatili dal sugo di cottura e disponeteli (senza condimenti o aromi) in un vaso di vetro (già sterilizzato) inframmezzandoli ad olive snocciolate : ricoprite il tutto con olio d&#8217;oliva fino all&#8217;orlo del vaso, chiudete e riponete all&#8217;asciutto e al fresco.<br />
Sono ottimi accompagnati da una ricca insalata mista (lattuga, radicchio rosso, pomodori, avocado,ecc&#8230;)<br />
e da un buon rosè fresco e frizzante.</p>
<p>Giovanna  Motta</p>
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